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VAR, regole e limiti del Video Assistant Referee

Quando può e deve intervenire? Come deve comportarsi l'arbitro in caso di segnalazione?

08 gennaio 2026di Valerio Serra

Negli ultimi anni il calcio italiano ha visto arrivare il VAR, il Video Assistant Referee. Si tratta di un arbitro che segue la partita dai monitor e aiuta quello in campo a prendere le decisioni più importanti.

Il VAR non controlla tutta la partita: interviene solo in alcuni episodi decisivi. In Italia può farlo in quattro casi principali: gol: il VAR verifica se l’azione è regolare. Controlla fuorigioco, falli o tocchi di mano. Se c’è un errore chiaro, lo segnala subito all’arbitro; rigori: può far notare un rigore sbagliato o uno che l’arbitro non ha concesso, ma solo se l’errore è evidente; cartellini rossi diretti: interviene se un giocatore viene espulso ingiustamente o se un fallo grave non viene visto. Non serve per i secondi cartellini gialli; scambio di identità: se l’arbitro ammonisce o espelle il giocatore sbagliato, il VAR può correggere l’errore. In tutti gli altri casi, come falli leggeri, ammonizioni normali, rimesse laterali o calci d’angolo, il VAR non può intervenire. Non serve a togliere potere all’arbitro, ma solo a evitare errori evidenti.

Quando il VAR segnala un episodio, l’arbitro può rivedere l’azione su un monitor a bordo campo e poi decidere se confermare o cambiare la decisione. Da quest’anno, deve anche spiegare la sua scelta a tutto lo stadio, così che tutti capiscano cosa è successo. Il VAR ha sicuramente aiutato a rendere le partite più giuste, anche se a volte fa discutere. Non può sostituire completamente l’arbitro, ma è uno strumento utile per non sbagliare nei momenti più importanti della partita.

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