Il teatro come espressione naturale della fantasia: l'esperienza con l'Associazione Culturale Il Tempietto
Il laboratorio teatrale di Aracne con i maestri dell'Arte della parola ha messo al centro l'esperienza immaginativa di bambine e bambini
Se per gli adulti salire sul palco, identificarsi in un personaggio e recitare la parte è un processo impegnativo che si ottiene soltanto grazie a profonda concentrazione ed esercizio continuo, ebbene, per i bambini è tutt'altra storia. Per loro operare nella cornice della fantasia è un'attività istintiva, e il teatro è la dimensione perfetta per accogliere questa naturale predisposizione.
È da questi presupposti che si è sviluppato durante lo scorso anno scolastico il laboratorio teatrale di Aracne "L'arte della parola", promosso da Idea Prisma 82 in collaborazione con l'Associazione Culturale II Tempietto. Al corso hanno partecipato quattro classi primarie dell'IC Fidenae: due seconde del plesso Fidenae e una terza e una quarta del plesso Carlo Levi.
Il percorso teatrale ed educativo di quest'anno ha voluto trascendere l'idea tradizionale di "attività scolastica": è stato infatti un percorso vivo, che ha posto al centro l’esperienza dei singoli bambini e bambine e la loro immaginazione. Un’attenzione rivolta più alla gestione e all’espressione delle emozioni, quindi, che all’apprendimento mnemonico di copioni e battute, nel rispetto della singola opera teatrale come veicolo espressivo, ma anche e soprattutto della natura energica e fantasiosa dei giovani attori e attrici.
Come di consueto, il laboratorio si è concluso con una serie di spettacoli realizzati tra il 19 e il 27 maggio: “Le favole per Misia”, “Pinocchio”, “Gennarino e il pesce” e, infine, “Fiabe persiane”. Ma raccontare questi lavori come semplici “spettacoli” sarebbe riduttivo: durante le lezioni il teatro non è mai stato insegnato come tecnica, ma scoperto come possibilità naturale del bambino. I bambini non “interpretano” la fantasia: la vivono. Non c’è separazione tra interno ed esterno: ciò che il bambino immagina prende corpo nel gesto, nella voce, nello sguardo. E questo è stato evidente nella rappresentazione degli spettacoli: la dimensione teatrale non ha aggiunto qualcosa, ma ha permesso a ciò che già esisteva di emergere con naturalezza. Niente microfoni, apparati scenografici o giochi di luci: il cuore del lavoro è stato la presenza autentica delle emozioni. Anche la parola ha assunto una dimensione originaria, configurandosi come evento che accade piuttosto che come strumento appreso: una materia sensibile, capace di generare mondi. L’esito positivo del percorso è stato possibile anche grazie alla collaborazione preziosa delle insegnanti coinvolte: Fernanda per la quarta, Chiara per la terza, Carmen ed Emanuela per le seconde. La loro presenza attenta, concreta e non invadente ha permesso ai bambini e alle bambine di vivere il teatro come spazio di libertà responsabile, mantenendo allo stesso tempo un contesto educativo solido e accogliente.
Importantissimo il contributo dei maestri dell’Arte della Parola Isabella, Cristiano e Angelo, che hanno attraversato questo progetto come un’esperienza non solo professionale, ma profondamente formativa. L’incontro con i bambini e con le scuole ha aperto uno sguardo diverso sul senso stesso dell’atto teatrale ed educativo, spostando continuamente il punto di osservazione tra tecnica, ascolto e stupore. Attraverso il laboratorio, bambini e bambine hanno avuto la possibilità di sentirsi protagonisti, nel rispetto dei propri tempi e delle proprie potenzialità. Per i partecipanti con disabilità, poi, il teatro si è configurato come uno spazio privilegiato di espressione, relazione e benessere, favorendo lo sviluppo dell’autostima e il rafforzamento dei legami con i compagni. L’esperienza ha contribuito a costruire un clima di accoglienza e collaborazione, nel quale le differenze sono state riconosciute come un valore e una ricchezza per tutta la comunità scolastica. Non solo, ma l’approccio dei maestri dell’Arte della parola ha reso visibile una forza già presente: i bambini hanno evocato direttamente la loro fantasia, mostrando in modo evidente che l’infanzia non è attesa del futuro, ma una forma piena di presente.
