Matilda De Angelis: riapre il dibattito sui lavoratori invisibili
Da bambina volevo fare la donna delle pulizie. Lo ha rivelato l’attrice durante un’intervista a #Stories, su Skytg24, in cui ricorda del suo sogno d’infanzia, pulire. Ma dietro l’ossessione per il pulito c’è molto altro…
È Matilda De Angelis la protagonista della puntata di #Stories, il ciclo di interviste di Skytg24 alle principali e ai principali interpreti del cinema italiano. A intervistarla Omar Schillaci, il vicedirettore della testata, in un episodio andato in onda il 14 e il 21 marzo. L’attrice si racconta in Matilda-Amarsi un po’ e risponde in modo ironico a domande sulle sue manie. Pulire, però, non è solo un’ossessione e, sebbene il vicedirettore lo abbia poco colto, l’intervista si traduce in un momento di riflessione e giusta riapertura del dibattito su tutte le lavoratrici e i lavoratori invisibili che mettono in moto la magia del cinema senza metterci la faccia.
Schillaci: Ho letto che da bambina volevi fare la donna delle pulizie. Pulisci ancora?
De Angelis: Tantissimo.
Schillaci: Attenzione in cosa ti sei specializzata?
De Angelis: Io pulisco molto bene il bagno, è una cosa che a tutti fa schifo invece io lo pulisco molto bene. Io tutto pulisco.
Schillaci: Ma tipo i fornelli?
De Angelis: Ho il piano a induzione perché veramente questa cosa che se vedevo come una cosina, che non riuscivo a prendere bene con lo spazzolino, impazzivo. Io sono pazza dell’ordine, della pulizia. Io adoro, adoro le persone che fanno le pulizie nel mondo, perché se c’è qualcuno che può permettersi di inventare le cose, di studiare le cose, di fare, è perché qualcuno gli ha pulito casa, perché qualcuno ha pulito le strade, perché qualcuno ha pulito questo studio. Noi oggi siamo qua e non c’è merda da tutte le parti, perché qualcuno lo ha pulito. Per me sono all’apice della catena sociale le persone che puliscono. È importante.
Schillaci: No è importantissimo questo naturalmente.
De Angelis: Sono andata un po’ troppo oltre?
Schillaci: No, sì, diciamo ci sono poi anche le pillole per queste cose però…
Ridono insieme.
Nonostante la leggerezza con cui l’intervista è stata portata avanti e la consapevolezza di entrambi di poter scherzare un po’ sul tema, dietro la macchiettistica ossessione per il pulito e la non macchiettistica ma profondamente sentita riconoscenza nei confronti di chi pulisce, nelle parole dell’attrice c’è lo svelamento della realtà dell’arte. In assenza di condizioni materiali favorevoli fare arte, produrre, pensare, studiare, creare è impossibile. Fare teatro, cinema, letteratura senza chi ha “soldi e una stanza per sé” non è possibile. Matilda De Angelis ci permette così di riflettere sul fatto che anche la sua categoria deve tutto agli invisibili di molti mestieri. Sui privilegi non si riflette soltanto in termini economici, nelle ormai guerre tra chi è più povero, ma si usano per dare voce a chi non può averla. Forse, e un’intervista in TV è lo spazio corretto, si sarebbe dovuto lasciare più spazio per il tema. È interessante anche notare come si è tutte e tutti appassionati di Virginia Woolf, quando nel pieno della prima ondata di femminismo, scrive A Room of one’s own e, invitata in un college di Cambridge di sole ragazze, denuncia la mancanza di spazio, prima di tutto fisico, lasciato alle donne. Quando scrive che la sorella di Shakespeare sarebbe stata meglio di lui se solo avesse avuto le stesse risorse, a questo fa riferimento: in assenza di altri che si dedicano alla cura degli spazi, in assenza di altri che usano il loro tempo per gestire una casa, senza i soldi per poter scegliere cosa fare, l’arte è impossibile. La scenetta su #Stories fa pensare in questa direzione, e alla consegna del David di Donatello De Angelis lo ha giustamente rimarcato: si è tutto grandi debitori e debitrici di chi si occupa delle condizioni materiali per permettere di sviluppare l’astratto. Motivo per cui in guerra la prima cosa a morire è l’arte, che si può solo sviluppare nella sua forma intima e privata. I regimi anche agiscono in questa direzione: gli spazi vengono collettivizzati, il tempo viene diviso per tutti allo stesso modo, la realtà viene spersonalizzata cosicché, come dice Woolf, quando ci si gira indietro per ripensare a chi ha fatto arte prima di noi, non si trova nessuno, perché si è tutti la stessa massa informe.
