Da La Russa alla "fantasia dello stupro": notizie che le donne non meritano
Le sedute a tre che piacciono al presidente La Russa
«Alle quattro dovrò andare via, ma mi hanno promesso Mara e Stella, Carfagna e Gelmini, che mi riferiranno. Faremo una seduta apposta a tre, che non è male con la Gelmini e la Carfagna insomma».
Lo dice con il sorriso sulle labbra e l’aria compiaciuta, sempre lui: il Presidente del Senato Ignazio La Russa. Stavolta il fatto è avvenuto in occasione di un convegno al Senato, al termine del quale il Presidente si è velocemente congedato con queste esatte parole.
Non si è trattata di una simpatica battuta, ma di vero e proprio sessismo servito orgogliosamente sotto agli occhi di tutti. Le cose che fanno arrabbiare sono tante, prima fra tutti la mancanza di rispetto nei confronti delle due donne: non deputata e senatrice, non chiamate per cognome come avrebbe fatto per qualsiasi altro collega (maschio, si intende) ma semplicemente Mara e Stella. Deresponsabilizzate a semplici nomi.
Seguono poi i cognomi, come a voler ricostruire il puzzle per chi non ha colto la vera identità di quelle donne, con cui allude, già così, esista un rapporto di intimità.
Poi chiude in bellezza citando una seduta a tre con le donne per rimanere informato, che tanto «non è male» precisa il Presidente: il ritratto perfetto di un potere che continua a negare alle donne il ruolo di interlocutrici istituzionali, rilegandole a corpi e nomi da usare come si ritiene più conveniente.
Tutti sognano lo stupro
Durante una puntata di “Porta a Porta” incentrata sul Delitto di Garlasco e sul profilo psicologico di Andrea Sempio, un intervento dell’ospite Concita Borrelli ha squarciato una voragine sul tema dello stupro.
«Se entriamo nella sfera sessuale di ognuno di noi, dico una cosa terribile e forte, c'è lo stupro. C'è che qualcuno ti prende o tu prendi qualcuno nella testa, nei sogni e nell'immaginazione. Ce l'abbiamo tutti e qua non si tratta di essere santi, bigotti o assassini».
L’intervento della giornalista è l’ennesima normalizzazione non voluta sul tema della violenza di genere. Prima abbiamo normalizzato la gelosia, poi l’essersela “cercata se si va in giro svestite” e adesso persino lo stupro.
Mentre in televisione si teorizza su quell’impulso universale dello stupro, mentre applaudiamo o facciamo finta di non aver sentito, fuori dagli schermi c’è chi ci muore davvero.
