Con LGNET3 il cibo diventa ascolto e opportunità
Un laboratorio di cucina, ma anche di inclusione
LGNET3 è un progetto di Roma Capitale gestito da Arci Solidarietà che mira all’inclusione e all’integrazione delle persone migranti a 360º. Dai laboratori nelle scuole per decostruire gli stereotipi legati alla migrazione si passa all’aiuto sul campo con le quattro unità sociosanitarie dislocate sul territorio romano, infine, ai laboratori per l’acquisizione di competenze specifiche, come quello di cucina.
L’accoglienza non si pratica “in teoria” ma con le azioni, così ci siamo messi ai fornelli di Cucina Mediterraneo per osservare da vicino il laboratorio di cucina alla scoperta della cultura culinaria italiana, dei diversi cibi e tecniche di base. Il laboratorio, composto da sei incontri da quattro ore l’uno, è caratterizzato da un metodo di didattica inclusiva e partecipativa: diversità territoriali e contaminazioni culturali si uniscono allo stesso tavolo come ingredienti di una ricetta ricca, ma equilibrata. Il laboratorio parte da un’idea semplice: il cibo non è mai solo cibo e la cucina è più di fornelli, forno e scaffali, ma un luogo di ascolto reciproco e di nuove possibilità, dove raccontarsi ma anche dove apprendere un mestiere che sia un nuovo inizio.
Durante la lezione sulla preparazione delle verdure qualcuno chiama la cipolla oignon, altri cebolla, altri onion; qualcuno chiede come si scrive “stufare” e altri se i funghi appartengono o meno alla categoria delle verdure (cosa di difficile comprensione per chiunque). Vengo a conoscenza di una strana pianta simile allo zenzero che si chiama topinambur e che tutti tranne me conoscevamo già. Poi lo chef dice “preparate il mirepoix” e tutti si dispongono alle postazioni con grandi taglieri, sedano, carote e cipolla. In un attimo la cucina sa di soffritto all’italiana ed è tutto un suono di coltelli che sminuzzano, occhi che mi lacrimano per la cipolla e voci che chiedono di “tagliare a brunois” da un angolo all’altro della cucina.
Alla fine tutti hanno imparato che i funghi non sono verdure e che prima dei dadini bisogna tagliare il sedano a listarelle, ma soprattutto che imparare a tagliare le verdure è solo un pretesto: quello che si impara davvero, in questa cucina, è che ricominciare è possibile e perché no, magari proprio da un tagliere.
