Ambiente

Offshore, l'impianto del futuro

Perché l’eolico in mare può rappresentare una svolta per l’Italia

05 febbraio 2023di Gaia Canestri

Il mare calmo. Lo sciabordio delle onde, il sibilo del vento e… il turbinio delle pale! Ecco il suono del cambiamento, dell’energia pulita, degli impianti eolici offshore.

Impianti eolici offshore: cosa sono e come funzionano

Offshore, tradotto dall'inglese letteralmente "al largo", ci suggerisce già l'elemento chiave di questi impianti: l'acqua. Gli impianti eolici utilizzano la forza del vento, l'energia cinetica, per mettere in moto le pale eoliche che a loro volta permettono a un generatore di convertire l'energia meccanica in elettrica. A questo punto la corrente elettrica che si ottiene viene trattata attraverso una serie di macchine per far sì che sia compatibile con la rete, nella quale viene immessa attraverso un cavidotto. Attualmente vengono prodotti due tipi di impianti eolici: gli onshore, istallati sulla terraferma, e gli offshore, in mare. Questi ultimi appaiono come una distesa di pale eoliche che emergono dai fondali marini, un'immagine quasi poetica se osservati quando le acque e il cielo si tingono d'oro al tramontar del sole. Gli impianti possono essere realizzati su fondali marini bassi, dove l'istallazione e l'ancoraggio delle pale è più agevole, oppure oltre i 20 chilometri dalla costa, dove i fondali raggiungono anche i 100 metri di profondità. In questo caso le pale vengono impiantate tramite piattaforme galleggianti sulla superficie marina. Il funzionamento delle due tipologie di impianti è pressocchè la stesso, così come la struttura delle pale, ma cambiano le loro performance, i vantaggi e gli svantaggi determinati dall'ambiente circostante in cui sono inseriti.

Gli offshore sono davvero gli impianti del futuro?

Le domande sull'energia rinnovabile e sugli impianti che la producono sono molte e spesso un velo d'indifferenza separa la popolazione dall'interesse per quella che potrebbe essere definita l'energia del futuro. L’Unione Europea ha fissato come obiettivo il passaggio dagli attuali 12 GW prodotti dall’eolico agli almeno 60 GW nel 2030 fino a 300 GW nel 2050. Secondo la Commissione europea il 30% della futura domanda di elettricità dovrebbe essere fornita dall'eolico offshore. Vediamo perché e quali sono i vantaggi di un impianto eolico offshore.

Più vento e più energia: a parità di potenza di un impianto onshore e offshore il secondo produce il 30% in più dell'energia prodotta dal primo. Questo avviene grazie alle condizioni particolarmente favorevoli in alto mare e grazie all'assenza di barriere architettoniche che non permettono al vento di raggiungere velocità elevate e costanti. Maggiore potenziale di istallazione: trattandosi di impianti che sorgono in acqua, la disponibilità di superficie su cui istallarli risulta essere nettamente maggiore rispetto a quella su cui poter istallare un impianto onshore; l'Italia, inoltre, dispone di ben 11.686 km² di superficie marina adatta all'eolico offshore.

Tra gli svantaggi troviamo invece l'elevato costo di gestione e la necessità di manutenzione costante, data dall'azione particolarmente violenta delle onde e dei venti molto forti, specialmente durante le tempeste, che possono danneggiare le turbine eoliche. Ma c’è anche chi si è rivelato preoccupato per le conseguenze che la realizzazione di questo tipo di impianto potrebbe avere sul settore della pesca. L’Ue ha tenuto in considerazione questa problematica e ha pubblicato una “relazione sull'impatto provocato sul settore della pesca dagli impianti eolici offshore e da altri sistemi energetici rinnovabili” in cui si sottolinea l'importanza di prendere in considerazione eventuali impatti correlati e di incentivare ulteriori ricerche per valutare i possibili impatti negativi sulla pesca. È insomma necessario pianificare programmi di monitoraggio uniformi e di pianificazione dello sfruttamento dello spazio marittimo, senza escludere la possibilità di valutare la combinazione e l’integrazione dei parchi eolici offshore all’interno delle aree marine protette. C’è poi la questione paesaggistica per cui si sta battendo Italia Nostra, l’Associazione nazionale per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale italiano, secondo cui per gli impianti eolici offshore la concessione demaniale deve essere sempre subordinata alla valutazione d'impatto ambientale.

C’è ancora molto da lavorare, sia a livello di ricerca che per quanto riguarda l’abbattimento dei costi e l’efficacia delle nuove tecnologie ma le potenzialità sono davvero illimitate. Dalla semplice forza del vento si crea attraverso una serie di procedimenti energia pulita e rinnovabile, a basso impatto ambientale e che si stima, secondo il Global Wind Energy Council entro il 2030 raggiunga la soglia del 20% della produzione mondiale di energia elettrica, e nel 2050 il 36%, arrivando a coprire circa un terzo del fabbisogno energetico globale.

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